L’Affresco

particolare affresco
particolare affresco
particolare affresco

Soffermiamoci ora a scoprire e gustare il nostro elegante e piacevolissimo affresco. Nonostante i danni subiti dal tempo
e dall’incuria, è ancora godibile. Un restauro pittorico potrebbe consentire una migliore lettura.
L’abilità di quadraturista del Gariboldi è rilevabile immediatamente da come ha impaginato l’opera.
Fanno da contorno una cornice che imita il marmo e una sottile cornice dorata, come se si trattasse di una pala d’altare.
Sul centro in alto, da una conchiglia a cinque valve spuntano due teste monocrome di putti (assai simili a quelli
dell’affresco della Crocifissione di Montevecchia, Santuario della B.V. del Carmelo).

Tutto attorno rimangono labili tracce di ghirlande di fiori e racemi che scendono sino alle due nicchie, anch’esse con finta cornice marmorea, poste a destra e a sinistra.
Il fondo ha i colori di un tenue tramonto. Le figure sono racchiuse in uno schema piramidale, d’impianto decisamente classico.
Vediamo, sulle nubi, una bellissima Madonna dal dolce viso rivolto al santo vescovo. E’ la parte più accurata e felice di tutto il dipinto. Un leggero velo (verde in origine?) le circonda la testa. Lo stesso leggero tessuto è utilizzato dalla mano di Maria, che sostiene un paffuto e sereno Gesù. Insieme reggono il globo simbolo della sovranità di Cristo sul Creato, cui partecipa Maria come corredentrice.

Maria ha una veste dal tipico colore rosso e un manto che vediamo bianco ma che in origine era giallo, come si nota da
residui di colore. Ci sono tracce, alla sinistra della testa di Maria, di un probabile manto svolazzante, guizzo pittorico
barocchetto.
Alcuni putti circondano Maria e il Bambino: sulla sinistra uno è appoggiato, in preghiera, su una nuvola; a destra un altro aiuta Maria a sostenere Gesù; uno lo si intravede un po’ più in basso (quasi del tutto perduto), altri due in alto a destra partecipano alla preghiera corale.
Sulla sinistra vediamo un vescovo, rivestito da un dorato piviale con un elaborato pastorale e la mitria, tipiche insegne vescovili. E’ canuto e un po’ calvo ed è inginocchiato in preghiera. Da alcune tracce rimaste si notano, vicino alla mano destra, filamenti di colore verdastro che fanno pensare alle strisce di uno staffile, tipico attributo di S. Ambrogio. Siamo in area ambrosiana e quindi possiamo essere sufficientemente certi della nostra interpretazione. Sulla destra la figura di un giovane pastore in atteggiamento di preghiera La mano destra si rivolge a Maria mentre la
sinistra regge una ciotola di legno colma di latte. Ha un camicione verde, calzoni azzurri al ginocchio e un mantello grigio. Vicino sta un grosso mastello ripieno di latte e, dietro, spunta la testa di una curiosa capretta. Ampie sono, malauguratamente, le lacune del viso. Ci è piaciuta assai l’intuizione di Luca Frigerio (luglio 2011) che nella figura del pastore ha riconosciuto S. Lucio di Val Cavargna (vicino a Porlezza). Un santo martire del XIII secolo che la Chiesa cattolica ambrosiana ricorda il 12 di
luglio. Fu ucciso perché generoso e accogliente verso i poveri, i deboli e gli emarginati, cui donava formaggi ottenuti in quantità prodigiose dallo scarto del siero. E’ patrono dei casari, dei pastori e dei poveri; protegge dalla siccità, dalle alluvioni e dalla grandine. Niente di più plausibile ritrovarlo al Pilastrello, che sorge in un’area che nel Settecento era
ancora prettamente agricola. Cerchiamo ora di capire chi rappresentano le due figure laterali dipinte nelle finte nicchie. Nella nicchia di destra vediamo una figura barbuta con lunga veste marrone e un mantello blu scuro. Ha in mano un bastone che regge con la mano destra (che esce dalla nicchia con un bell’effetto di trompe-l’oeil). Il braccio sinistro regge invece una mitria, ancora riconoscibile. Sul mantello leggiamo la lettera T (Tau) e in basso è dipinto un fuoco. Manca la campanella e il tipico maialino, ma si
tratta, con certezza, di S. Antonio Abate. La figura di sinistra, con grandi lacune, è rivestita da un lungo abito nero monacale, ha il bastone pastorale (con piccolissimi frammenti che disegnano ancora il ricciolo finale) e quindi è un vescovo o un abate.
Non ritroviamo altri riferimenti che ci facciano capire di chi si tratta.
Possiamo pensare che si tratti di S. Benedetto, tuttavia una pittura del Gariboldi nell’antica Pieve di S. Giuliano di Cologno Monzese, che rappresenta sant’Agostino con vesti simili, ci potrebbe fare pensare anche a questo grande Santo della cristianità. La veste nera è tipica degli Agostiniani.